DALLA DEVASTAZIONE DEL GIN AD OGGI

Quella che stiamo vivendo oggi è una sorta di rinascita del gin.


La storia del gin è infatti molto travagliata. Dalle origini incerte e nebulose in poi, è stata un intreccio romanzesco di vicende legate all’ uomo, alla medicina, alla politica che hanno avuto come sfondo, il cambiamento negli ultimi secoli, degli usi e costumi della nostra società. Le proprietà benefiche della pianta di ginepro sono note all’ uomo da tempi immemorabili. Considerato dalla medicina popolare un rimedio naturale per la cura di diversi disturbi, testimonianze storiche ne certificano l’ utilizzo già da parte dei Romani e dei Greci.

I primi riferimenti storici in materia di distillazione di questa pianta, arrivano dall’ Italia. Precisamente da Salerno e vedono protagonisti i monaci ( sempre loro ! ) della Scuola Medica Salernitana. Nella raccolta di trattati del 1055, il Compendium Salernitanum, sono i primi a far riferimento a un distillato di vino e bacche di ginepro. Opera questa frutto di studi ed esperimenti per approfondire le proprietà mediche del ginepro.

Da questo momento sono sempre più frequenti gli accenni alle proprietà benefiche e curative del ginepro. Nel 1200/1300 con le prime distillazioni vere e proprie di acquavite con queste bacche, se ne iniziano a conoscere e apprezzare anche i benefici “spirituali”. Si inizia a consigliarne l’uso anche al di fuori dall’ ambito medicale.

DA MEDICINALE A TONICO PER LO SPIRITO

Grazie alle proprietà drenanti che favorivano una migliore circolazione del sangue, l’ uso delle bacche di ginepro a scopo medicinale era molto diffuso nei Paesi Bassi. Utilizzato spesso come rimedio contro la gotta e i reumatismi, problemi che affliggevano i ricchi olandesi dell’ epoca. Molte pubblicazioni provenienti quasi tutte dai Paesi Bassi, avvalorano la tesi che la paternità di questo distillato sia da ricercare proprio in questi luoghi.

Alcuni la attribuiscono al medico di Anversa Philippus Hermanni, che nel suo libro “A Constelijck Distileer boek” dal 1552 menziona l’Aqua juniperi. Altri ancora identificano in un medico dell’Università di Leida, Francisco Della Boe (noto come Franciscus Sylvius), il primo ad aver creato il Genever nel 1650. Un distillato di alcol e oli essenziali di ginepro creato con l’intento di curare i soldati olandesi che si ammalavano di febbre nelle Indie Orientali.

A chi sia da attribuire la paternità del gin rimane difficile da stabilire,. Il dato certo è che già nel 1585, fonti storiche riferiscono che nei Paesi Bassi, un distillato di ginepro veniva utilizzato come medicinale ma anche come tonico corroborante per lo spirito.

GLI INGLESI SCOPRONO IL GIN

Nel 1585 la regina d’ Inghilterra Elisabetta I Tudor, decise di appoggiare la Repubblica delle Sette Province Unite ( gli odierni Paesi Bassi ) impegnata in una lotta politico-economica-religiosa per l’ indipendenza dai dominatori spagnoli. I soldati inglesi inviati in questi territori, impararono a conoscere il gin, che venne soprannominato Dutch courage (coraggio olandese ). Una versione afferma che i soldati inglesi utilizzassero il genever (o gin olandese) per i suoi effetti calmanti prima della battaglia e per proteggersi dal freddo.

Un’altra versione vuole che ad utilizzarlo come tonico e per infondersi coraggio fossero i soldati olandesi. Quale sia la verità, poco importa, gli inglesi si innamorarono di questo distillato e lo importarono in patria. L’ introduzione di questa bevanda in Inghilterra portò alla creazione del gin. Nome che pare derivi dall’abbreviazione di genever e da un errore di pronuncia. Gli inglesi infatti pronunciavano “i” la prima “e” contenuta nel nome genever.

LA GIN CRAZE

La situazione si fece presto drammatica in tutto il paese. iniziò un periodo della storia del gin noto come “Gin Craze”, nel quale il distillato ebbe un impatto devastante sulla società. Londra viene descritta come un città degradata e fuori controllo con la maggior parte della popolazione ubriaca dalla mattina alla sera. Si stima che in questo periodo vi fossero più di 7000 negozi per la vendita del distillato. A questi si univano un numero imprecisato di distillatori e produttori casalinghi illegali. Il gin scorreva a fiumi per le strade di Londra.

LE BETTOLE DEL GIN

Nelle cosiddette “bettole del gin”, per la prima volta le donne potevano bere assieme agli uomini. Questo fece nascere ben presto la convinzione che molte di loro, annebbiate dai fumi alcolici, finissero per trascurare i figli, arrivando anche a prostituirsi. Per questo motivo il gin era conosciuto come “Mother’s Ruin”, la rovina della madre. Molti distillati avevano nomi con un chiaro riferimento al consumo femminile, tipo “Ladies Delight”, Mother Gin” o “Madame Geneva”. A Londra nel 1723 e per il decennio successivo, il tasso di mortalità superò quello di natalità. Una terrificante percentuale del 75% di bambini moriva prima di arrivare ai 5 anni di età. Molti dei quali nascevano con deformazioni da sindrome feto-alcolica .

La diffusione incontrollata del distillato portò ad un forte aumento del tasso di alcolismo, soprattutto nella popolazione più povera. I più svantaggiati si rifugiavano nel gin per sfuggire all’ alienante lavoro nelle fabbriche, agli stenti dovuti alla vita quotidiana, povertà, freddo, malattie e fame.

La facilissima reperibilità e il basso costo fecero diventare il gin, valvola di sfogo e rifugio contro tutti i mali e i disagi della società, con conseguenze disastrose. Il suo consumo fu accusato di essere la causa di miseria, violenza e crimine crescente, aumento della prostituzione e alta mortalità.

I GIN ACTS PROVANO A CAMBIARE LA STORIA DEL GIN

Il Parlamento britannico nel 1729, nel tentativo di arginare questo degrado sociale, introdusse il primo degli 8 Gin Acts,. Leggi e clausole inserite in altri atti legislativi, che miravano a ridurre il consumo di gin, aumentando la tassazione sulle vendite e sulle licenze.
Questo provvedimento finì per danneggiare i distillatori legali e incrementò il commercio clandestino. Venne abrogato e sostituito con il 2° Gin Act nel 1733, che mirava a eliminare le vendite di gin da ambulanti e negozi generici a vantaggio delle taverne. Anche questo secondo atto si dimostrò inefficace, nonostante fosse il primo a fare affidamento su informatori professionisti per la sua applicazione. Non impedì a migliaia di case londinesi di trasformarsi in distillerie abusive e bettole malfamate.

INTRUGLIO MORTALE

E’ necessario chiarire che questo gin, non è paragonabile al distillato moderno che conosciamo e neanche al Genever olandese che gli inglesi avevano importato molti anni prima.
Quello che veniva distillato a Londra era un gin con un elevatissimo grado alcolico. Spesso alterato con trementina e acido solforico, sostanze che oggi sono utilizzate nell’ industria per produrre solventi per vernici, batterie, fertilizzanti, quindi dannosissime per la salute, oggi ma naturalmente anche allora.
Il consumo di questo intruglio londinese era infatti causa di macchie e ustioni sulla pelle, infiammazioni di occhi e bocca , nausea e vomito e portava di frequente alla cecità.

Una vera e propria sciagura, una piaga sociale come testimoniato da un episodio che portò a un famoso processo del 1734. Una donna di nome Judith Dufour fu accusata e condannata a morte, per aver soffocato con un fazzoletto la figlia Mary di due anni e aver venduto i suoi vestiti per procurarsi del gin.

In un altro caso, una anziana bambinaia, Mary Eastwick, in uno stato di torpore indotto dal gin, si sedette e si addormentò vicino al camino, con un bambino in braccio. Il piccolo cadde e i suoi vestiti presero fuoco facendolo morire bruciato.

PROTESTE E SDEGNO DELL’ OPINIONE PUBBLICA

Le proteste e lo sdegno dell’ opinione pubblica aumentarono a tal punto che il governo, guidato dal primo ministro Robert Walpole, fu costretto a intervenire con un nuovo e più restrittivo Gin Act. Emanato nel 1735, prevedeva una tassa di 20 scellini per gallone e una licenza annuale di 50 sterline per tutti i venditori di gin. Come gli atti precedenti, mirava a proibirne la vendita in locali non atti alla somministrazione e a punire con la galera i distillatori casalinghi.

Anche questo provvedimento si basava su informatori ma non ottenne i risultati sperati. Si rivelò immensamente impopolare, provocando disordini, rivolte e dure repressioni sociali. Portò alla chiusura delle piccole distillerie artigianali incapaci di pagare l’elevatissima tassa, favorendo ancora di più il prosperare di contrabbandieri e distillatori clandestini.
Negli anni successivi, gli atti legislativi non riuscirono a frenare il dilagante abuso di gin. Nel 1743 la produzione era aumentata fino a raggiungere il massimo storico di 8.000.000 di galloni imperiali (36.000.000 l). L’ applicazione della legge era considerata impossibile e le tensioni sociali sfociavano in episodi di violenza sempre più frequenti, spesso vedevano protagonisti gli informatori del governo, che venivano aggrediti e uccisi dalla folla inferocita. La storia del gin era ancora legata a violenza e criminalità.

L’ impegno inglese nella guerra di successione austriaca del 1740/1748, obbligò il Parlamento britannico ad aumentare le entrate per far fronte allo sforzo bellico. Con il Gin Act del 1743 il costo della licenza per i rivenditori di gin al dettaglio, venne abbassato a una cifra accessibile da permettere di svolgere questa attività legalmente. Aumentava le accise e proibiva ai distillatori di vendere direttamente al pubblico.

PRIMI EFFETTI DEI GIN ACTS

Per la prima volta nella storia del gin iniziò effettivamente a diminuire il consumo. E’ grazie al Gin Act del 1751 ( Tippling Act ) che si stabiliscono le prime basi per una distillazione e una produzione controllata e di qualità. L’emendamento includeva il rilascio delle licenze solo a taverne, birrerie e locande. Proibiva ai distillatori di vendere gin a commercianti non autorizzati, allo stesso tempo, aumentava leggermente i dazi sugli alcolici distillati. Questi provvedimenti portarono alla chiusura di tutti i piccoli venditori, riducendo di molto la disponibilità di gin.

Per sollecitare un nuovo intervento del governo che si concretizzò appunto con il Gin Act del 1751, nello stesso anno vennero pubblicate una serie di stampe dell’ artista William Hogarth, pittore, incisore e critico satirico della società dell’ epoca. Queste opere di propaganda si pensa siano state commissionate dal magistrato e scrittore Henry Fielding. Vennero utilizzate a sostegno di una sua inchiesta “An Inquiry into the Causes of the Late Increase of Robbers, and Related Writings”, sull’ aumento della criminalità a Londra.

LA FINE DELLA GIN CRAZE

Le due stampe più famose di Hogarth sono “Gin Lane” e “Beer Street”, realizzate per essere viste una accanto all’altra, raffigurano i mali del consumo di gin in contrasto con i meriti del bere birra.
A segnare la fine della Gin Craze, oltre alle crisi economiche di fine secolo, contribuì in maniera decisiva anche l’ inizio del fenomeno migratorio verso gli Stati Uniti. Questo fenomeno liberò tutta Europa, Inghilterra compresa, dalle classi sociali più disagiate e quindi più pericolose.
La storia del gin in Inghilterra cambiò definitivamente nel 1757.

Per scongiurare la carenza di pane dovuta a miseri raccolti, furono bandite le esportazioni e la distillazione di tutti i cereali, decretando la fine della Gin Craze.

La produzione di alcolici subì una drastica riduzione. Il poco prodotto disponibile, distillato con melassa di zucchero importata, aveva un costo elevato fuori dalla portata delle classi più povere.
Questa situazione durò fino al 1760, quando il Parlamento inglese per arginare l’ aumento delle importazioni di rum e alcolici, decise di tornare a incassare dalle imposte sui produttori nazionali. Ripristinò la distillazione del mais con imposte raddoppiate rispetto a quelle degli anni precedenti.
Finalmente regolamentato nella distillazione e nella produzione, il gin iniziò a diventare un prodotto di qualità, rispettabile e costoso.

LE PRIME DISTILLERIE DI GIN

In questi anni vennero fondate distillerie storiche, che delinearono un preciso stile che diventerà poi la tipologia London Dry Gin. La Daikin (1760), acquistata nel 1870 dalla famiglia Greenall, produttrice dell’ omonimo gin e la Gordon & Company (1769). Fondata da Alexander Gordon a Londra, nell’area di Southwark, dove venne perfezionato un prodotto di qualità, utilizzando gli estratti vegetali più pregiati, per creare un gin conosciuto ancora oggi per lo spiccato aroma di ginepro. Curiosa la storia legata alla testa di cinghiale presente sull’ etichetta di qualsiasi bottiglia di gin Gordon’s. Si narra che un membro della famiglia Gordon avesse salvato il re di Scozia da un cinghiale selvatico durante una battuta di caccia. Da quel momento, i componenti della famiglia Gordon iniziarono a sfoggiare la testa di questo animale sul proprio stemma.

Qualche anno dopo nel 1793, la famiglia Coates si unì ai distillatori Fox & Williamson. Insieme fondarono la Black Friars Distillery che iniziò la produzione del Plymouth Gin.
L’edificio costruito attorno al 1430, un tempo era un priorato dell’ordine domenicano. Divenne una prigione nel 1536 quando Enrico VIII sciolse, privandoli dei loro beni, tutti i monasteri inglesi. La grande sala del refettorio dei frati, divenne la principale sala riunioni della città. Si dice che alcuni dei Padri Pellegrini del Mayflower, abbiano atteso qui la preparazione della nave nel porto di Plymouth, prima di partire per il Nord America il 16 settembre 1620. Da questo episodio deriverebbe la scelta della nave sull’ etichetta della bottiglia.
Nel 1685 il vecchio monastero si trasformò in rifugio per gli ugonotti in fuga dalla persecuzioni in Francia. Rimodellato e ampliato come distilleria di gin dal 1793, è ancora oggi la casa del Plymouth Gin.

I GIN PALACE

Il numero di distillerie e di commercianti disposti a investire sul gin aumentò notevolmente e con loro anche la qualità del prodotto.
Questa ripresa del commercio pubblico portò anche a una radicale trasformazione dei luoghi dove il gin veniva venduto e consumato. Se all’ inizio erano cantine o piccoli negozi da asporto o dove comunque la gente beveva in piedi, verso il 1830 fecero la loro comparsa i primi Gin Palace.

Thompson e Fearon’s a Holborn e Weller a Old Street a Londra, furono i primi locali del Gin. Allestiti con banconi in mogano lucido, arredi del bar sgargianti, tini elegantemente dipinti, specchi decorati, il vetro acidato e soprattutto l’ immenso bagliore di luce a gas all’ interno. L’ innovazione dell’ illuminazione a gas e nuove tecniche di lavorazione del vetro, resero questi locali estremamente luminosi, contribuendo notevolmente alla loro estetica. I Gin Palace possono essere considerati dei precursori dei pub vittoriani. Elementi che ancora oggi sono validi e identificano questo tipo di locale nell’ immaginario comune. Ad esempio il grande bancone in legno, fulcro del locale, dove venivano serviti i clienti, che in piedi o seduti su alti sgabelli addossati al bancone, consumavano la bevuta.

Nonostante fossero luoghi piacevoli ed eleganti, non erano ben visti dalla ricca borghesia e dall’opinione pubblica più colta. Venivano considerati luoghi volgari che minavano la legalità e la moralità. Per limitare la frequentazione di questi locali, il governo inglese intervenne con un atto che disciplinava la produzione e la vendita di birra dietro pagamento di una licenza, il Beerhouse Act 1830, noto come il “Duke of Wellington Beer Act”.

NASCITA DELLE BEER HOUSE


Chiunque, dietro pagamento di una piccola cifra di 2 ghinee a un magistrato, poteva ottenere la licenza per aprire una birreria. Il permesso veniva concesso per sei giorni alla settimana, con l’eccezione della domenica e si potevano vendere solo birra e sidro

La birra diventò il prodotto del popolo, l’ alcolico delle masse, con un impatto sui costumi della società, sulla morale e soprattutto sull’ ordine pubblico, molto meno devastante degli anni folli della Gin Craze.
Questi cambiamenti sociali e politici, trasformarono definitivamente il gin, da intruglio mortale e disgustoso a distillato di pregio. Apprezzato da intenditori appartenenti alle classi sociali più abbienti, consumato in locali esclusivi ed eleganti.

L’intenzione era quella di aumentare la concorrenza nella produzione e vendita di birra, per portare ad un abbassamento dei prezzi e favorirne il consumo rispetto agli altri alcolici. Questa manovra portò all’apertura delle Beer House, che si diffusero a macchia d’olio in tutto il paese, nel 1841 vennero rilasciate 45.500 licenze. Molte delle nuove birrerie nei loro nomi, rendevano onore al re Guglielmo IV ( l’ approvazione di questa legge avvenne sotto il suo regno) e al duca di Wellington, celebrando le loro gesta nelle insegne dei locali.

LA CONTRAPPOSIZIONE STORICA TRA BIRRA E GIN

La contrapposizione, durata secoli, tra birra e gin operata dal governo inglese, che naturalmente in base alle proprie esigenze storiche ha favorito il consumo di uno o dell’ altro, con lo scopo di arricchire le casse reali, senza curarsi troppo delle conseguenze drammatiche che le varie leggi avrebbero avuto sulle vite dei sudditi, viene chiusa nel 1869 dal “Wine and Beerhouse Act”.

Con questo provvedimento vengono adottati nuove e più severe restrizioni sulla vendita pubblica di birra. Viene introdotto il pagamento di una normale licenza di vendita, obbligando le innumerevoli birrerie ad abbandonare la loro dimensione “casalinga” per trasformarsi in veri e propri locali pubblici. Questa licenza dava la possibilità di somministrare oltre alla birra, anche tutte le altre bevande alcoliche, quindi con il vantaggio di poter vendere gin, whisky, vino e qualsiasi altro spirito ad alta gradazione.
Nascono così i pub in stile vittoriano, termine utilizzato per identificare questi locali caratteristici di fine ottocento. Una spettacolare fusione di elementi, spazi e arredi caratteristici ereditati dai Gin Palace e dalle vecchie birrerie.

EPOCA VITTORIANA

Il lungo regno della regina Vittoria, dal 1837 al 1901, è stato un periodo della storia inglese ricco di cambiamenti e di sviluppo con notevoli progressi nel mondo dell’ arte e della scienza. Simbolo sia di stabilità, espansione commerciale e innovazione per l’Inghilterra, ma anche di profonde contraddizioni sociali, psicologiche e culturali.
Questi anni di sviluppo e benessere, furono caratterizzati da uno stile nuovo e inconfondibile, che rispecchiava a primo impatto proprio questo benessere. Rendeva immediatamente identificabile tutto ciò che era inglese, con elementi tipici che ancora oggi sono ricercati e utilizzati, lo stile vittoriano.

Alcuni dei pub vittoriani, presenti ancora oggi, sono tra i più belli d’ Inghilterra, riconoscibili già dall’ architettura esterna. Custodiscono al loro interno tutta la tradizione inglese, avvolgendo chiunque vi entri in un atmosfera unica, fuori dal tempo, fra storia e leggenda.

Le grandi vetrate esterne, gli interni suggestivi e curati nei minimi particolari, i tendaggi, le lampade e i lampadari, le pareti arricchite con specchi e quadri, stucchi e decori floreali, ferro battuto e legno, materiale per eccellenza usato in questi locali. Legno e ferro lavorati ad opera d’ arte per creare capolavori di artigianato, trovano la loro massima sublimazione nella zona bar. Il bancone e gli alti sgabelli, le sedie e i tavoli, le colonne e tutti i mobili riccamente intagliati, conferiscono a questi locali la massima espressione di esclusività ed eleganza per un pub.

Anche grazie alla nascita di questi locali, il gin si è ritagliato uno spazio importante nel mondo dei distillati. La sua storia così travagliata che ha attraversato secoli di guerre, carestie, lotte sociali e politiche, influenzando le abitudini e i costumi di intere generazioni di inglesi e non solo, si è evoluta fino ai giorni nostri. Nato nei Paesi Bassi e adottato dagli inglesi ha conquistato il mondo.

IL GIN OGGI

Nuove distillerie con prodotti innovativi e di qualità, hanno affiancato vecchi e gloriosi marchi. Il gin sta vivendo una rinascita a livello planetario e sembra proprio che le pagine più gloriose della sua storia debbano ancora essere scritte.


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